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Sito web dello Slow Food

 

Creato da un italiano: Carlo Petrini

 

Verso una cultura della sostenibilità

 

Slow Food – Degustazione all’insegna della lumaca

Nel corso dell’industrializzazione, le nostre abitudini alimentari sono cambiate. Se un tempo dalla pentola della cucina si diffondeva l’aroma della varietà regionale, oggi il menù è dominato dai cibi standardizzati e dal fast food. Il movimento “Slow Food” si propone di riscoprire e conservare la diversità del patrimonio gastronomico regionale e contrassegna cibi e piatti “a rischio estinzione” con il simbolo della lumaca.

 

Chi mangia fast food, mangia (ed è) alla moda – questo suggerisce la pubblicità. In questo modo specialità regionali e vecchie tradizioni culinarie vanno perdute, le relative piante ed animali, insieme ai loro paesaggi culturali, scompaiono. Nell’era della globalizzazione, della mobilità e della frenesia, la produzione controllata degli alimenti e l’attenta preparazione di singoli cibi ha perso d’importanza – per non parlare del piacere culinario, di un’alimentazione equilibrata e della tradizionale cultura alimentare. La cucina moderna ha una ricetta per tutti i paesi. Le patate oggi sono le patate fritte, i bambini conoscono il pesce solo sotto forma di bastoncini e il dolce della nonna si trova al supermercato come miscela pronta. Le antiche ricette, i metodi di conservazione e preparazione stanno scomparendo dalle nostre cucine; il mangiare sta diventando un aspetto collaterale e il cucinare un evento dei giorni di festa.

Meno equivale spesso a più.

 

Perché le papille gustative si sviluppino pienamente, è necessario un pizzico di spirito d’avventura già da piccoli. Bisogna farsi sciogliere letteralmente il cibo in bocca, provare sempre nuovi gusti per poter scoprire i diversi aromi e le specialità regionali.  Se si osserva un bambino piccolo durante i suoi primi bocconi, si capisce cosa significa mangiare in modo consapevole! La cucina industriale standard atrofizza invece il gusto velocemente, gli esaltatori di sapidità e gli aromi dissimulano il fatto che il pesce sappia di pesce e gli spinaci di spinaci. Sebbene insensati dal punto di vista ecologico e non interessanti dal punto di vista del palato, i prodotti massivi di tutto il mondo stanno soppiantando le specialità regionali: mele della Nuova Zelanda invece delle varietà locali, confetture esotiche invece delle marmellate fatte in casa. Il traffico globalizzato della merce fa abbassare i prezzi dei generi alimentari, i prodotti regionali, ottenuti in modo artigianale, non riescono a competere con il dumping.

Invece delle fragole a dicembre, una dieta equilibrata tutto l’anno

 

 

Nutrirsi secondo la mentalità di Slow Food significa mangiare con attenzione, con particolare riguardo alla qualità e con essa alle materie prime, perché mangiare è molto più che alimentarsi. Chi mangia Slow Food differenzia tra generi alimentari locali e importati, conosce le varietà di verdure cadute nel dimenticatoio e sa da dove proviene il suo filetto di manzo e come viene fatto il formaggio locale. I prodotti pronti da mangiare, i conservanti, il forno a microonde e le celle frigorifere diventano superflui là dove si preparano e conservano cibi regionali secondo vecchie tradizioni.  Con una visione più ampia, Slow Food mira all’origine dei generi alimentari e si impegna per una produzione ecologicamente impeccabile ed autentica. Una conoscenza approfondita degli alimenti aumenta la consapevolezza dei consumatori, la relazione con il cibo si fa più intensa se si conosce il contadino da cui vengono le uova, il formaggio e la verdura. Secondo il motto: “Ciò che desideriamo conservare lo si deve portare sul mercato, ovvero deve essere mangiato!”, il movimento Slow Food ha premiato produttori, trasformatori, commercianti e gastronomi che si impegnano per i cosiddetti “alimenti e piatti dell’Arca”.
I passeggeri dell’Arca – per esempio le “Wettringer Schafsnase”, un tipo di mela, e il “Bremer Scherkohl”, un cavolo, sono rari o a rischio estinzione. Eppure sono elementi essenziali della cucina regionale e danno un contributo alla sostenibilità in quanto rivitalizzano i cicli economici regionali, e ovviamente non hanno subito alcuna alterazione genetica. Il consumatore li riconosce dal simbolo della lumaca, simbolo di un’alimentazione lenta, in quanto consapevole. Inoltre, attraverso la sua Fondazione per la Biodiversità, il movimento si impegna a livello internazionale per la conservazione delle diverse specie animali e vegetali.

La dolce vita in tutto il mondo

Il movimento Slow Food ha avuto origine in Italia. Quando nel 1986 venne aperta una filiale del McDonald a Piazza di Spagna, alcuni giornalisti dei quotidiani locali (di sinistra) manifestarono organizzando un lungo banchetto per protestare contro l’industria alimentare standardizzata e gettando così le basi del movimento Slow Food. Nel 1992 venne tradotta in tedesco la guida “Osterie d’Italia” basata sul manifesto approvato a Parigi, poco tempo dopo nacque Slow Food Germania. Oggi Slow Food è presente in 104 paesi con circa 80.000 membri attivi. La sede centrale tedesca è a Münster.



Non tutto il pesce è uguale

Facendo acquisti in modo mirato il consumatore può influire positivamente sul mercato dei generi alimentari. Oltre alla “lumaca”, ci sono molte altre certificazioni che danno informazioni sulla produzione, l’origine e l’immagazzinamento. Così, ad esempio, l’industria tedesca del pesce, utilizzando prodotti certificati dal punto di vista ecologico, contribuisce alla conservazione e alla protezione dell’ecosistema marino. I mari sono talmente sfruttati, che la popolazione di molte varietà di pesci è in pericolo. L’importanza economica della pesca e dei prodotti della pesca con certificazione ecologica, così come la relativa presa di coscienza da parte del pubblico, sta acquistando sempre più rilievo a livello internazionale e nazionale. Così ad esempio negli Stati Uniti, nel febbraio 2005, la pesca del salmone di mare, che con 1,5 milioni di tonnellate costituisce l’industria del leucisco più grande del mondo, è stata certificata secondo i criteri del Marine Stewardship Council (MSC). Il salmone di mare dell’Alaska costituisce un terzo del pesce consumato complessivamente in Germania. Ci sono inoltre altri dodici tipi di pesca certificata dal MSC, che nel frattempo costituiscono più del tre per cento del pescato mondiale, tra questi il salmone selvaggio dell’Alaska, il luccio marino della Nuova Zelanda (Hoki) e il luccio marino sudafricano. Per il settore dell’acquacoltura ci sono numerose certificazioni in linea con i criteri di “Naturland”.
Eva-Maria Levermann
L’autrice è laureata in Biologia e lavora come giornalista freelance a Bonn.

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Il movimento dello Slow Food

 

È banale affermare che “slow food” è l’esatto contrario di “fast food”. Il termine infatti viene coniato una ventina di anni fa da Carlo Petrini per identificare un movimento che si oppone ai fast food e che predica il ritorno alle tradizioni culinarie nazionali e regionali. Non è un caso che proprio in Italia, da sempre sfavorevole all’invasione del modello alimentare americano, nasca nel 1986 un’associazione internazionale no profit (chiamata dapprima “Arcigola”) che si pone come obiettivo principale la lotta ai fast food e il recupero del “diritto al piacere”. Nel 1989 nasce a Parigi il movimento internazionale “Slow Food” (vai al sito ufficiale http://www.slowfood.com/); la filosofia del “mangiar sano” si diffonde nel giro di pochi anni in tutto il mondo.

Gli associati slow food

Attualmente l’associazione coinvolge 130 Paesi e può contare su circa 40 mila associati in Italia e su più di 80 mila nel mondo. La sede centrale è a Bra, in Piemonte. La struttura associativa prevede una suddivisione in Convivia territoriali: solo in Italia le Condotte (così vengono chiamate nel nostro Paese) sono 350, 450 nel resto del mondo.

Il movimento internazionale è coordinato da un Consiglio Internazionale e guidato da un Comitato di Presidenza che fa capo alle 7 Direzioni Nazionali di Italia, Stati Uniti, Germania, Svizzera, Francia, Giappone e Regno Unito.

Per il resto tutta l’organizzazione spetta ai Convivia: lo scopo dell’associazione infatti è quello di favorire la valorizzazione delle realtà locali. Decentramento e volontariato sono i capisaldi attorno ai quali ruota Slow Food.

Mission di slow food

Slow food non è solo un’associazione che predilige la buona tavola, ma una vera e propria filosofia di vita. Nasce negli anni ottanta a seguito del diffondersi dell’ hamburger e del dilagare di uno stile di vita frenetico che predilige un pasto veloce ed economico. Di contro, l’associazione Slow Food si fa paladina di una cultura che si oppone alla globalizzazione diffusa e che punta alla valorizzazione e alla conservazione delle tradizioni agricole ed enogastronomiche di tutto il mondo.

Lo scopo principale dell’associazione è quello di “educare” i consumatori alla qualità culinaria, insegnando loro a degustare e a riconoscere le differenze tra i vari cibi. Slow food studia la cultura del cibo e si propone l’obiettivo di salvare la biodiversità e le tradizioni alimentari di ogni Paese e di avvicinare il consumatore ai prodotti naturali, garantendo così una relazione tra questi e l’ambiente.

Per la cultura dello Slow Food il cibo è piacere e in quanto tale va gustato con calma e condiviso con gli altri. In opposizione alla frenesia della società moderna, lo Slow food, ripropone il “mito” della lentezza, un ritmo di vita che consente di abbandonarsi ai piaceri del palato. Vivere “a velocità ridotta” significa prediligere produzioni lente ed elaborate, essere in armonia con la natura e con le altre persone.

L’obiettivo infatti è quello di partire dal cibo per recuperare i sapori di un tempo e uno stile di vita ormai perduto. Diventare consumatore consapevole significa, per Slow Food, essere più felici, in pace con se stessi e con gli altri, vivere in società senza cadere nell’omologazione.

Iniziative

Slow Food opera concretamente per garantire la tutela della biodiversità, delle tradizioni locali, in opposizione all’agricoltura di massa e alle manipolazioni genetiche.

L’associazione infatti si occupa dell’organizzazione di eventi e manifestazioni, cura diverse pubblicazioni editoriali e promuove tutta una serie di progetti.


Slow Food: Per gli amanti del pesce, si è tenuta quest’anno la terza edizione di Slow Fish, salone internazionale del pesce organizzato a Genova. Nel corso della manifestazione si affrontano problemi legati alla pesca e all’esauribilità delle risorse ittiche. Fuori dai confini nazionali, e precisamente nella vicina Francia, l’associazione Slow Food organizza ogni biennio, in collaborazione con i vignaioli della Linguadoca, Origines du Gout una manifestazione dedicata alla riscoperta delle tradizioni e della buona tavola. L’associazione è attiva addirittura in Australia. Si chiama Barossa Slow il salone organizzato annualmente nella Barossa Valley che punta alla valorizzazione dei vini e degli altri prodotti locali.


Slow food in libreria

Dal 1989 il movimento Slow Food ha pensato di divulgare la sua filosofia, volta alla valorizzazione del gusto nel rispetto delle singole tradizioni locali, attraverso libri e riviste dedicati alla cultura enogastronomica. Si tratta di volumi che insegnano a mangiare bene, che educano il consumatore e che promuovono un’agricoltura rispettosa dell’ambiente.

L’associazione Slow Food mette a disposizione di chi ne vuole sapere di più:

Slow Messaggero di Gusto e cultura (http://associazione.slowfood.it/associazione_ita/ita/dizionario/105.lasso) è il mensile pubblicato in sei lingue diverse che si rivolge ai soci di tutto il mondo. Lo scopo della rivista è quello di creare un dialogo tra le varie culture, attraverso la collaborazione dei soci Slow Food provenienti da diversi Paesi.

Slow food in cattedra

Attiva da pochi anni e unica nel suo genere è l’Università degli studi di Scienze Gastronomiche (vai al sito ufficiale http://www.unisg.it/ita/index.php). Nato dalla collaborazione tra la regione Emilia Romagna e Piemonte e promosso dall’associazione Slow Food, l’ateneo persegue l’obiettivo di creare un centro di formazione e ricerca che operi a tutela della biodiversità, per un’agricoltura ecocompatibile.

L’Università che ha sede a Bra in Piemonte e a Colorno in Emilia Romagna, non è un ateneo statale e si serve del supporto dell’ Associazione Amici dell’Università di Scienze Gastronomiche, gestita dai soci dell’associazione Slow Food. In virtù del suo statuto, soggetti ed entri privati possono portare avanti iniziative e progetti volti allo sviluppo dell’Università “Slow Food”.

Slow contro fast

Non solo due modi di mangiare, ma anche di vivere completamente diversi: da una parte il fast food, figlio della cultura americana, della velocità e della globalizzazione; dall’altra lo slow food, una filosofia che si oppone alla standardizzazione, che punta a valorizzare le tradizioni locali e che predilige le preparazioni elaborate. Da una parte coloro che amano l’hamburger, che non badano alla salubrità dei cibo, che spesso non hanno tempo o voglia di dedicare tempo alla cucina; dall’altra parte chi invece predilige la buona tavola e i sapori autentici.

Certamente lo slow food, dando importanza all’ambiente e ai cibi naturali, è un modus vivendi più sano: mangiare bene, i quantità moderata e lentamente aiuta l’organismo a mantenersi in forma. Non a caso l’associazione è nata proprio con l’obiettivo di opporsi alla moda del “fast”, alla dieta sregolata di chi non ha tempo. Eppure entrambi i modelli culinari sono figli dei nostri tempi.

Lo sviluppo della società industriale ha portato alla nascita del fast food, inteso anche come luogo di ritrovo, come attimo di pausa dal lavoro e dallo studio. Nel dopoguerra, probabilmente come reazione alla vita precedente, l’individuo tende a cambiare stile di vita ed abitudini alimentari.  Negli anni ’80 lo Slow Food ammonisce le sregolatezze alimentari della società moderna, proponendo un ritorno alle origini. Non è un caso che proprio negli ultimi anni è nata la “moda” degli agriturismi e della vacanza all’insegna della natura e dell’enogastronomia.

L’agriturismo si oppone al fast food, ma allo stesso tempo i due convivono assieme. In città domina il fast food; in campagna l’agriturismo. L’uomo al lavoro non ha tempo e mangia un panino al volo; in vacanza ama rilassarsi, godersi la natura e riscoprire la buona tavola.

 


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